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La bellezza di vivere in un borgo medioevale: Barbarano Romano

In questo articolo, forse poco scientifico, autobiografico ma coerente con la mia passione per la natura, non voglio solo scrivere della mia vita a contatto con l’ambiente naturale, di quanto sia bello alzarsi presto la mattina, far uscire il cane, cogliere i frutti del proprio orto e quelli selvatici mentre si guarda la rugiada che scompare come per magia da un prato di graminacee o quando si cammina fra gli ulivi ansiosi e timorosi di non vedere nessuna trasformazione dell’ovario dei fiori (quei fiori ai quali, paradossalmente, si è diventati allergici!) e invece con estrema sorpresa ci si ritrova emozionati di fronte a quelle piccole drupe che cominciano a prender forma a conferma del fatto che tutti gli sforzi dell’anno non sono stati vani.

Piuttosto, vorrei raccontare di quanto una vita semplice in un borgo d’Italia sia, a parer mio, l’elisir che permette di vivere una vita carica di belle emozioni.

Non sono nata qui, ma Barbarano Romano ha allargato da subito le sue grosse braccia tufacee ad una famiglia romana che non esitava, ogni week-end, a montare in macchina verso questo borgo della Tuscia viterbese, entusiasta di passare delle giornate fra un “panonto” (tipico riferimento ad un picnic; sarebbe una pagnotta intrisa di grasso derivate da carne sulla brace) con degli amici ed una uscita fra le campagne con archi, frecce, cani e falchi pellegrini.

Non esistevano crociere, vacanze pianificate in alberghi, o meglio, potevano esserci anche state ma quello che ricordo è che ogni momento era buono per fuggire in questo piccolo paesino che, non me ne voglia nessuno, ad occhio inesperto, non sembra offrire poi così tanto. Invece i regali che fa sono quelli più belli, quelli che vestono l’anima.

Dopo aver frequentato l’Università a Viterbo, meravigliosa cittadina medioevale e aver conseguito un Master of Science a New York, città… beh, non credo che abbia bisogno di aggettivi! Ho deciso di sposarmi e di venire a vivere proprio a Barbarano Romano. Perchè? Perchè qui riesco a fare quotidianamente ciò che i turisti amanti della natura riescono a fare di tanto in tanto. Perché qui le incredibili passeggiate lungo le forre che circondano lo sperone di tufo sul quale si erge il paese, sono parte del quotidiano ma, mi si creda quando dico, che, anche se il percorso è più o meno lo stesso, una passeggiata non è mai uguale all’altra.

Vengo da una famiglia dove la caccia ha fatto da corredo ad una immensa passione per l’ambiente naturale, mio padre è un maestro falconiere e, pur amando incredibilmente gli animali, io non mi sono mai trovata a pensarla come gli animalisti più convinti. Ho imparato, fin da bambina una relazione uomo-natura differente, che non voglio cercare qui di spiegare o far capire a chi non la condivide, ma che mi ha permesso di vivere la natura, appunto, integralmente, anche apprezzandone i regali meno consueti, come un buon piatto di cinghiale alla portoghese cucinato dalle abili mani di mia madre.

Ma, come detto poc’anzi, vivere qui integralmente la natura, vuol dire anche saper ammirare, rispettare ed interagire, nei limiti del consentito, con la meravigliosa oasi del parco regionale Marturanum, un area protetta istituita nel 1984 che nei suoi circa 1.200 ettari comprende tutto il territorio limitrofo a Barbarano R. e dove si può godere di paesaggi mozzafiato completamente diversi fra loro pur essendo così vicini, grazie alle due fasce climatico-ecologiche, bioma temperato e bioma mediterraneo, che si “stringono la mano” proprio in questo territorio.

Sul parco Regionale Marturanum ci sarebbero da dire molte cose, si potrebbe scrivere solo su di esso, della sua flora, fauna, del suo territorio e si riempirebbero pagine e pagine; ma non è questo il topic centrale del presente scritto. Vorrei tornare alla vita rurale di questo piccolo borgo di circa 1000 abitanti e del suo saper essere un “tocca sana “ per l’anima.

Anche se è vero che ogni città è formata da tanti quartieri, ognuno dei quali più o meno conosciuto ai cittadini che lo abitano, vivere in un piccolo borgo permette una sorta di famigliarità con le persone che si distingue sicuramente da tutti gli altri tipi di rapporti con i vicini di casa. Qui, la vita di ogni persona viene, in differente misura, “turbata” in senso positivo o negativo dalle vite degli altri abitanti. Mi spiego meglio con un esempio: proprio oggi ho assistito al matrimonio di due ragazzi di cui, sinceramente, non ricordo i nomi ma sono facce note, facce che ho visto crescere negli anni. Oggi mi sono emozionata nel vederli coronare il loro sogno, e per un attimo ho pensato che qualcuno “di mio” si fosse sposato. Un amico.

Mi hanno regalato un’emozione, la vita nel borgo mi ha regalato un’emozione.

Purtroppo si è implicati anche quando avviene qualcosa di brutto, quando si vede arrivare un’ambulanza, per esempio, ci si interroga preoccupati come per qualcuno a noi vicino, non importa se mai interlocutore di nostri dialoghi. Basta un saluto a costruire una piccola e sottile rete fra le persone. Un “ciao” ripetuto mille volte durante una passeggiata per il paese. Un “ciao” verso qualcuno di cui a volte non si ricorda neppure il nome, ma poco importa: lo si conosce.

Lo stesso quando suonano le campane a morto, si prova un dispiacere intrinseco ed una curiosità sinistra di sapere per chi esse stiano suonando.

Questo è vivere in un paesino, questo e molto altro.

Una parte fondamentale della vita in un borgo, una sorta di pan di Spagna alla base di una torta, è costituita dalle persone anziane. Le loro panchine, i loro splendidi fiori, il loro dialetto immutato nel tempo, la loro diffidenza nei riguardi dei “forestieri”, svanita da subito dopo un saluto cordiale. Il loro essere la fonte centrale delle informazioni fra i compaesani. Sulle signore ed i signori di una certa età di Barbarano, come penso di molti paesi, vi sarebbe da scrivere molto, sono meravigliosi. Particolarmente le signore, ognuna con la sua personalità. La sera si siedono sulle panchine a loro più vicine e formano dei piccoli gruppi per le vie del centro, delle piccole simpatiche “gang” vicine ma ben separate l’una dall’altra che si fondono solo con la messa delle cinque.

Prima di acquistare casa, ho abitato in affitto in diverse vie del centro storico e così ho conosciuto la vita di ogni “panchina” ho stretto rapporti cordiali con molte signore e mi sono resa conto di quanto sia bello e poetico per loro condividere anche una “informazione non troppo riservata” sulla gente che passa.

Anche quando, nei mesi più freddi, non si vedono molte persone girare per il paese, questo piccolo borgo è in grado di regalare, con la sua architettura medioevale ed i suoi colori caldi, delle piacevolissime sensazioni. Alle volte, basta fare pochi passi con il proprio cane sui sampietrini a cospetto delle mura del paese per riacquistare quel buon umore che magari era un attimo scivolato via!

C’è un’altra cosa che solo qui potrei fare: lavare i miei tappeti al vecchio lavatoio. Sembra una pratica ancestrale, e di fatto lo è, ma mi si creda, non sono l’unica a farlo!

Anche se la cosa è alquanto faticosa (sopratutto alzare i tappeti intrisi d’acqua per stenderli nei fili adiacenti) ci si sente appagati nel vedere il proprio lavoro steso li e soprattutto nel realizzare che il paese, nella sua architettura storica, è venuto ancora oggi, incontro alle nostre esigenze. Certo, bisogna sperare che qualche ragazzino “monello” non butti nuovamente il tappeto nelle vasche per fare un dispetto…ma questo mi è successo solo una volta!

Sono appassionata di verde e purtroppo la mia casa nel borgo non ha un giardino. Questo non ha ostacolato assolutamente la mia voglia di flora. Infatti tutta la mia facciata a Sud è piena di vasi e vasetti che io stessa ho seminato, e c’è anche un piccolo “orto in cassette” che mi regala qualche pomodorino ed erba aromatica utile per cucinare. Anche questo aspetto, che potrebbe risultare fuori tema, c’entra col paese. Di fatto viene occupato un suolo pubblico, ma qui c’è tolleranza perché ognuno, nel suo piccolo, contribuisce, con i propri fiori, ad abbellire questo splendido borgo ed il fatto che qui si viva a misura d’uomo, fa chiudere un occhio alle istituzioni che sono più morbide dinnanzi ad un romanticismo contagioso del luogo e dei suoi abitanti.

Il silenzio, che potrebbe spaventare i più, qui è un altro dono bellissimo.

Una volta in piazzetta ho incontrato una turista, una bella signora che veniva dalla vicina Roma. Ricordo che mi guardò con stupore quando le raccontai che scelsi di vivere a Barbarano anziché nella capitale. Lei mi disse :” Io non potrei mai abitare in un luogo così silenzioso”. Allora la guardai stupita io.

In realtà non vi è silenzio, vi sono rumori differenti: trattori, apetti (veicoli a tre ruote), chiacchiere di signori e urla di bambini, miagolii incontrollati durante il periodo degli amori, qualche abbaio e raglio lontano e rondini…rondini meravigliose. Se potessi istituirei una festa per l’arrivo delle rondini. Il loro canto è un suono che adoro e quando al pomeriggio suonano le campane per la messa, e il sole comincia la la sua discesa colorando il tufo ancora più di rosso, questo concerto diventa sublime. Un altro dono del borgo.

Mi ricordo, a tal proposito, che mentre ero a New York, durante una telefonata a casa, mia madre cercò di farmi sentire, attraverso la cornetta, il canto di questi infaticabili uccelli migratori. Non riuscii a sentirli, ma l’immaginazione mi fece comunque commuovere.

Molti dei miei amici abitano qui oppure hanno una casa per il fine settimana, così capita spesso che, anziché una serata in discoteca, si preferisca organizzare cene a base di carne alla brace, comprata da allevamenti bradi del luogo o verdura grigliata (per chi è vegetariano). Posso garantire che anche questi sapori locali arricchiscono la vita. Così come una marmellata di more raccolte passeggiando con un’amica mentre ci si racconta o la raccolta di verdure selvatiche di stagione, pronte, nella loro freschezza, a saltare in padella con un po’ di aglio, olio buono e peperoncino. Per non parlare della magnifica sensazione di appagamento che si prova a gustare tutte queste meraviglie davanti ad un caminetto acceso durante le stagioni meno assolate.

Non so se ho dato bene l’idea di quanto sia per me emozionante una vita semplice in un borgo medioevale. Roma rimane la mia mamma e la adoro. Quando ci vado amo passeggiare per le sue vie storiche ammirandone le bellezze artistiche senza eguali. Ma la mia vita ho scelto di viverla in un piccolo borghetto nato da storia etrusca che, a parer mio, meglio rappresenta il complesso, ma affascinante, anello di congiunzione fra uomo e natura.

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